Senza destinazione

Senza destinazione“, primo album della cantautrice Tonia Cestari.senza destinazione

Di seguito una breve intervista e la traccia “anima” dell’album. Ascoltate, leggete e vedremo se riuscirete a resistere al suo entusiasmo.

Allarme spoiler: il titolo dell’album è uno dei più fuorvianti mai adoperati. Altro che senza destinazione, prevedo vette altissime.

 


Di cosa parla il tuo album?

Senza destinazione” è un viaggio alla ricerca della felicità in tempi destabilizzanti come quelli attuali per la generazione di mezzo, quella dei “millenials”, nati tra gli anni ’80 e metà anni ’90 che hanno vissuto un cambiamento repentino degli stili di vita, idee e ideali, valori e priorità. I ritmi frenetici a cui siamo sottoposti, gli innumerevoli impulsi che riceviamo, il confronto con le generazioni precedenti e successive spesso ci fanno sentire inadeguati. Tutto questo rischia di far fallire i rapporti umani, perché non c’è tempo per amare o per dedicarsi a ciò che ci rende felici, lo impieghiamo tutto ad auto-affermarci e trovare il nostro posto nel mondo. Ancor di più crediti, numeri e likes spesso alimentano ambizioni insane e narcisismo e costringono ognuno a chiudersi in un individualismo fine a sé stesso, che inibisce la bellezza della condivisione reale, dello spirito di squadra, nonché della vita di coppia e della percezione del presente. La crisi dei rapporti interpersonali è uno dei temi principali che ho affrontato nell’album: dal monologo isterico di “Faccia d’ebete” al canto liberatorio di “Pigmalione”, alle questioni irrisolte raccontate ne “Il Cerchio”, alla voglia di vivere d’istinto e di emozioni descritta in “Piacevole incertezza”. Ogni canzone in “Senza destinazione” pone un problema, ma propone anche una soluzione. I brani sono nati dalla metabolizzazione di fatti e sentimenti nella fase in cui “farsene una ragione” significa riscoprire sé stessi, rinascere con la consapevolezza che la felicità non è una destinazione lontana, ma è sotto il nostro naso in ogni piccolo passo: la serenità a fine giornata, l’aver saputo cogliere l’attimo, l’aver dato il giusto valore al presente e dedicato del tempo alle persone che amiamo. La vera destinazione è aver fatto il possibile per migliorarsi e star bene senza rimpianti.

Testo del brano più significativo:

Sicuramente è “Senza destinazione”, la seconda traccia omonima dell’album, singolo manifesto che è un punto di partenza, una prefazione al resto dell’intero disco.

Lo so dovrei svegliarmi meno tardi

scandire la giornata col caffè

raggiungere alla svelta i miei traguardi

contare un po’ più spesso su di me

Certi giorni son fatti per chiederti cosa vuoi tu

se sei già felice o potresti azzardare di più

Anche se fuori piove,

farò un giro in macchina per temperare la mia tensione

Senza destinazione,

voglio solo guidare sfrecciare in un mondo che non si

muove ah, ah.

A volte penso di dover cambiare

per le istruzioni della società

mi scusi mi potrebbe illuminare?”

Qual è la via per la felicità?”

Una casa, un contratto statale, un marito, un bebè

ma sogni e passioni son sempre più forti di me

Anche se fuori piove,

farò un giro in macchina per temperare la mia tensione

Senza sapere dove,

mi basta il mio spazio isolato dal mondo e questa canzone

per me

Lasciate il mio spirito e il suo freno a mano

Lasciatelo correre, andare lontano

il metano è abbastanza per dargli una spinta da qui.

Chi prova a fermarlo è un pupazzo di pezza

La mosca schiacciata sul mio parabrezza

l’ebbrezza di aprire la strada più ampia che c’è

Anche se fuori piove,

farò un giro in macchina per temperare la mia tensione

Senza sapere dove,

perchè poco importa se voglio provare emozioni nuove

Anche se fuori piove

senza sapere dove

senza destinazione

Quando e come è nata l’idea per questo disco?

Era già nei miei pensieri da un po’. Con “Capate nel muro”, pubblicata nel 2014, ho girato moltissimo con la mia formazione precedente con Ilaria Venuto al violino, Rossella Scialla alle percussioni e Eugenio Fiorillo al basso. Insieme abbiamo fatto delle esperienze incredibili come Casa Sanremo, Roxybar di Red Ronnie, il Meeting del mare, abbiamo ricevuto il Premio Fan Club Bertoli e Premio Cet di Mogol. Non ci siamo fatti mancare mai l’occasione di metterci in gioco e di divertirci, ma scrivere è una necessità per chi lo fa e intanto venivano fuori altri brani che avrei voluto pubblicare. Ho scelto di lavorare ad un album per fare un salto di qualità e portare avanti un discorso unitario con una poetica personale, presentarmi con più sfaccettature definite in un messaggio deciso.E’ stato un percorso intenso e lungo, ma piacevolissimo che ho affrontato con il Soundinside Basement di Frattaminore (NA) e con Carmine Scialla, arrangiatore del disco. Ci abbiamo messo tempo e cuore nella ricerca del sound, dei suoni ecc. Ed ecco che un’idea che mi sembrava molto lontana da realizzare, alla fine si è concretizzata nelle mani di grandi professionisti addetti ai lavori. Parlo anche di tutti gli altri musicisti che hanno partecipato alle registrazioni hanno lasciato la loro personalissima impronta in questo disco: Francesco Giuliano, Elio Severino, Eugenio Fiorillo, Katres, Myhoo, Ilaria Venuto, Alessandro Crescenzo, Vincenzo Capasso, Rossella Scialla. Una delle cose che colpisce di più è la copertina: la foto è stata scattata da Paola Napoli di AerisLabs e le grafiche sono state realizzate da Rossella Scialla con logo di Alessandro Freschi. Mi piace la freschezza che esprime, il richiamo agli anni ’90 e l’espressione catturata, grintosa e cinica, esattamente come mi sento io.

Parlaci della tua passione per la musica, quando e come è nata?

Credo di esserci nata dentro, non me ne sono nemmeno accorta: sono nata in una casa con chitarre, tastiere e microfoni. Mia madre cantava, mio padre suonava e anche molti membri della mia famiglia paterna erano affini al mondo artistico, mentre mia zia materna mi vestiva da rockstar e mi faceva giocare a fare la cantante. Ho sempre canticchiato, registrato la mia voce con il registratore a cassette, mi allenavo a fare i cori, a comporre con la voce per gioco. Poi un bel giorno del giugno 2006 un concerto mi ha cambiato la vita, in cui si esibirono Roberta Giallo, Carmen Consoli e Sting. Da lì ho avuto una spinta in più, volevo essere “come loro” (lo metto tra virgolette perché ce ne vorrebbe). Ho iniziato a imbracciare la chitarra, a improvvisare melodie e grazie alla scuola ho iniziato ad avere dei palchi su cui esibirmi. E poi non mi sono fermata più. Per le mie primissime canzoni scrivevo su commissioni prettamente scolastiche: parlare di un libro letto in classe, di esprimere un particolare concetto o sviluppare un tema come accadde per la mia primissima canzone depositata in Siae Terra Cavera di Lucariello (I nuovi mille – Sugar, 2010), sempre nell’ambito di un progetto scolastico molto importante. Poi ho iniziato a scrivere ascoltando ciò che sentivo personalmente ed eccoci con “Senza destinazione”

Come definiresti la tua esperienza da cantautrice?

Bella , ma non sempre facile. Partirei dal fatto che credo che nessuno decida veramente cosa voler essere o voler fare nella vita. Ogni mestiere, passione che scegliamo di portare avanti la sentiamo dentro di noi già quando nasciamo o si appropria di noi appena riceviamo i primi stimoli dal mondo esterno. Scegliere di fare altro per me significherebbe morire dentro. Portare avanti i miei obiettivi di cantautrice per me significa svegliarmi la mattina e sentirmi bene con me stessa, sapere di poter raggiungere degli obiettivi quotidianamente, la notte mettere la testa sul cuscino sapendo di essere stata me stessa e ciò che volevo essere, nei limiti delle mie possibilità, cercando di scavalcarli poco alla volta. La vita poi è piena di sorprese e imprevisti nel bene e nel male, riempire il mio presente mi permette di guardare indietro senza rimpianti e avanti con le spalle di un gigante. In “Senza destinazione” invito ad abbattere i traguardi imposti dalla società, quelli che hanno spostato la nostra attenzione dai nostri sogni e dagli affetti più cari su un successo che non ci appartiene e finisce per imprigionarci. Insomma, la mia esperienza da cantautrice è la mia vita, la mia autoanalisi, la mia crescita. Poi, sarà quel che sarà, appunto “senza destinazione”.

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