Racconti assurdi ma non troppo

Racconti assurdi ma non troppoFucine EditorialiRacconti assurdi ma non troppo

Di Emiliano Gambelli

 

 

 

 

 

Di cosa parla il tuo libro?

Il mio libro parla di molti argomenti diversi. È composto da cinque racconti brevi scritti utilizzando la tecnica e linguaggio dell’assurdo. Un lavoro alla Bergonzoni, per chi conosce il genere. Si passa dal senso di colpa e il suo effettivo peso, poi si indossa un bel paio di VegetAli per volare attraverso i nostri sogni di bambino. In “Si è sbucciato Apelle e il pollo ride” si affrontano tematiche quali eutanasia, scelte e decisioni importanti in momenti importanti. L’ E-Senza non ve lo svelo, si tratta di un vero e proprio flusso di coscienza che spero arrivi agli occhi di chi legge nel modo più personale possibile. Chiude il libro una storia di amore atipica che metterà a dura prova la fede…e la fedeltà.

Un frammento del libro:

La matematica è ovunque. Aveva ragione Pitagora. Non gli credetti quando me lo disse là, in casa mia vicino l’Ipotenusa. Diceva: “Sei sicuro di contare?” Aveva ragione Pitagora: “Tutti dicono di saper contare, ma quanto contano? Quanto è importante contare nella vita?”

Aveva ragione lui. Da bambino t’insegnano le ta-belline a memoria, imponendoti fin da subito il senso dell’estetico. Nessuno, infatti, t’insegna le ta-bruttine.

Sai quanto fa il risultato di “3 x 3” ma non hai idea di quanto faccia quello di “te x te”. Ripeti a pappagallo tutte le ta-belline dall’uno al dieci ma ti perdi appena sei costretto a fare i conti con te stesso.

Le ta-bruttine sono il calcolo della realtà che ci attraversa. Da bambino va benissimo imparare le ta-belline. Sono una certezza, i numeri. Ti basta sapere come usarli bene e non ti tradiscono. Lo sai che sono lì. Non accadrà mai che “5 + 5” ti dia come risultato un 11. Quando sei grande però le cose cambiano. La matematica è applicata alla vita; magari di coppia. Mi ricordo bene quando a L’Oretta provavo a farle capire che la matematica non è un’opinione.

Che “1 +1” fa 2 e non fa te. Lei mi rispondeva sempre che dovevo fare “tutto x lei”. Una matematica egoista quella dei grandi. Ti ci ritrovi dentro improvvisamente, senza una necessaria preparazione. Le scuole non sono dotate di laboratori utili all’in-segnare il vero approccio alla vita. Lab-oratorio.

Quando e come è nata l’idea per il tuo libro?

Circa due anni fa. Avevo bisogno di tirare fuori quello che avevo dentro. Volevo provare un tipo di scrittura diversa, che riuscisse a farmi stare a mio agio davanti una tastiera. Volevo che ogni parola avesse un peso, volevo pensare e far pensare. Cercavo concentrazione e soprattutto cercavo di sviscerare il mio Io in un modo che non aveva mai fatto prima. Ci misi tre giorni. Così nacque “l’etto di colpa” ovvero il racconto che apre il libro.

Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Per i libri piuttosto di recente, si parla di sette anni fa. Scrivo canzoni da molto più tempo… non ricordo più nemmeno quanto. Comincio a farmi vecchio.

Come definiresti la tua esperienza da autore?

In evoluzione ma in punti chiaro di maturazione. Ho capito cosa voglio fare, ovvero sperimentare la parola. Vorrei portare a teatro i miei racconti e vorrei che le persone si avvicinassero a questo tipo di scrittura che non è “pop”. È una scrittura che necessita di attenzione e di una mente libera.  Scevra di ogni sorta di blocco, reticenza, dubbio. Serve la mente di un bambino. Io ho veramente indossato VegetAli per volare tra le pagine che leggerete. Ho davvero pesato all’etto il mio senso di colpa. Ho salvato il pesce di famiglia di Apelle. Ho fatto tutto questo e mi auguro vogliate farlo anche voi. Grazie per questa bella opportunità.

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